Dai cortili e dalle piazze della Sardegna a un patrimonio condiviso tra Italia, Bulgaria e Turchia. È lungo questa traiettoria che si è sviluppato C-Games – Centenary Games, il progetto europeo coordinato dal Comitato Territoriale Uisp Sassari che, in 18 mesi, ha riportato al centro dell’attenzione i giochi tradizionali come strumenti di movimento, educazione, inclusione e incontro tra persone e culture.
Cofinanziato dal programma Erasmus+ Sport, C-GAMES ha coinvolto, insieme a Uisp Sassari, l’associazione bulgara Bio Network e l’Amministrazione speciale di Kırklareli, in Turchia. Un viaggio attraverso tre Paesi e tradizioni diverse, partito nel marzo 2025 con un obiettivo preciso: recuperare una parte della memoria collettiva e dimostrare che quei giochi apparentemente semplici, nati spesso lontano da palestre e attrezzature sportive, possono ancora parlare al presente.
Per Uisp Sassari, del resto, non si è trattato di cominciare da zero. Il progetto europeo affonda le sue radici in un’esperienza costruita sul territorio in oltre quindici anni di attività. I giochi tradizionali sono entrati nelle piazze, nelle scuole, nelle manifestazioni sportive e culturali e nelle attività del Ludobus. Da Belvì a Padria, dai Giardini pubblici di Sassari alle iniziative rivolte a bambini, famiglie e persone anziane, il gioco è diventato un modo semplice per stare insieme, muoversi e creare relazioni.
“C-Games rappresenta la naturale evoluzione di un percorso che Uisp Sassari porta avanti da molti anni – spiega Giampiero Barrocu, presidente del Comitato Territoriale Uisp Sassari – Abbiamo sempre considerato i giochi tradizionali non come semplici testimonianze del passato, ma come attività ancora attuali. Sono strumenti che permettono di coinvolgere persone di età, abilità e provenienze differenti, promuovendo il movimento, la socialità e l’apprendimento”.
Ed è proprio nella capacità di mettere in relazione le persone che il progetto ha trovato uno dei suoi significati più forti.
“Il gioco è anche un linguaggio interculturale immediato – prosegue Barrocu – consente a persone che parlano lingue diverse e provengono da contesti differenti di incontrarsi, comprendersi e condividere un’esperienza comune. C-Games ci ha permesso di valorizzare questa dimensione e di trasformare l’esperienza maturata da Uisp Sassari in un patrimonio europeo aperto a tutti”.
Il viaggio è partito dalla memoria. Quella custodita nelle storie raccontate dai nonni, nelle fotografie conservate negli album di famiglia e nei ricordi di un’infanzia trascorsa a giocare per strada, nei cortili o nelle piazze. Attraverso ricerche, testimonianze e materiali provenienti anche dagli archivi familiari, C-Games ha raccolto e documentato 36 giochi tradizionali: 12 italiani, 12 bulgari e 12 turchi. Un patrimonio vario, ma accomunato da alcuni elementi fondamentali: regole semplici, materiali facilmente reperibili, spazi adattabili e, soprattutto, la possibilità di giocare insieme senza che età, abilità o provenienza rappresentino un ostacolo.
I giochi sono stati raccolti attorno a tre dimensioni: MIND, dedicata alla memoria, alla strategia e alle capacità cognitive; SOUL, legata alle relazioni, alla famiglia e al senso di comunità; BODY, centrata sul movimento, sull’agilità e sul benessere fisico.
Tra i giochi italiani entrati nella raccolta ci sono la murra, la mariglia, la trottola, le biglie, gli astragali, la palla al muro, la corsa nei sacchi e il tiro alla fune. Giochi diversi, che raccontano territori e consuetudini differenti, ma che hanno in comune la capacità di trasformare uno spazio qualsiasi in un luogo di incontro.
Il percorso europeo ha avuto tre momenti centrali. A Varna a settembre, in Bulgaria, il tema è stato quello della dimensione SOUL, con attività dedicate alla famiglia, alla condivisione e alle relazioni tra generazioni. A Sassari, il 3 e 4 maggio 2026, è stata la volta di “Mind Games”, l’appuntamento dedicato alle potenzialità cognitive, educative e sociali dei giochi tradizionali. Infine, a Kırklareli, in Turchia a giugno, il progetto ha affrontato la dimensione BODY, concentrandosi sul movimento, sull’attività fisica e sulla promozione di stili di vita sani.
In ciascuna delle tre tappe, il gioco è stato affiancato da una mostra fotografica e da un seminario rivolto a educatori, insegnanti, operatori sportivi, rappresentanti delle istituzioni e associazioni. Occasioni per confrontarsi non soltanto sulle modalità di recupero delle tradizioni ludiche, ma anche sul loro possibile utilizzo nei contesti educativi, sociali e sportivi.
Perché dietro un gioco può esserci molto più di una semplice attività ricreativa. Può esserci un’opportunità per contrastare la sedentarietà, creare occasioni di socializzazione, favorire l’invecchiamento attivo, stimolare le capacità cognitive dei bambini e ricostruire relazioni tra generazioni.
E soprattutto può esserci un modo immediato per incontrare l’altro. Quando non si condividono la lingua e le abitudini, le regole di un gioco possono diventare un terreno comune: si osserva, si prova, si impara, si forma una squadra. E in pochi minuti le differenze lasciano spazio alla condivisione di un’esperienza.
“Il valore del gioco tradizionale risiede anche nella sua accessibilità e nella sua capacità di attraversare le culture – sottolinea Barrocu – Non richiede necessariamente strutture sportive o attrezzature costose e può essere praticato in una palestra, in una scuola, in un cortile o in una piazza. Allo stesso tempo, ogni gioco racconta qualcosa della comunità da cui proviene. Incontrare i giochi degli altri significa quindi avvicinarsi alla loro storia e alla loro cultura, mentre giocare insieme permette di costruire una relazione che va oltre le differenze”.
È una filosofia che si lega direttamente all’idea Uisp di Sportpertutti: un’attività accessibile e non selettiva, nella quale al centro non ci sono la prestazione o la competizione, ma le persone e le comunità.
Un patrimonio che continua oltre il progetto
La conclusione di C-Games non coincide però con la fine del percorso. Uno dei risultati più importanti del progetto è il libro digitale “European games from the childhood”, che raccoglie fotografie, descrizioni e modalità di svolgimento dei 36 giochi. Un archivio della memoria, ma anche uno strumento pratico a disposizione di scuole, famiglie, educatori e associazioni. (Consulta il libro digitale European games from the childhood)
Al libro si affianca una mappa digitale interattiva, che permette di esplorare la provenienza geografica dei giochi e conoscere le storie e le tradizioni dei territori coinvolti. Sono stati inoltre realizzati video educativi per mostrare come le diverse attività possano essere riproposte e adattate nei contesti scolastici, sportivi e sociali. (Esplora la mappa digitale interattiva e i video educativi)
Tutti i materiali sono disponibili sul sito del progetto e sono stati pensati per continuare a essere utilizzati anche dopo la conclusione del finanziamento europeo. È questo, in fondo, il passaggio più importante: fare in modo che la memoria non rimanga chiusa dentro un archivio digitale, ma torni a vivere nei luoghi per i quali quei giochi erano stati pensati. Nelle scuole, nelle associazioni, nelle piazze, nei cortili. Tra bambini e adulti, tra nonni e nipoti, tra persone che appartengono a culture diverse. C-Games si chiude così, ma lascia aperta una nuova strada. Quella che parte dall’esperienza maturata da Uisp Sassari sul territorio e arriva al confronto europeo, trasformando i giochi di una volta in strumenti per costruire nuove occasioni di partecipazione. Perché recuperare un gioco del passato non significa soltanto conservarne la memoria, significa restituirgli la possibilità di creare, ancora oggi, nuove relazioni. (Fonte: Uisp Sassari)